La storia di Cervia

La storia di Cervia
DA FICOCLE A CERVIA

approfondimenti_3La storia di Cervia è indissolubilmente legata al Sale, infatti primi insediamenti etruschi dell’antica Ficocle sorgevano all’interno delle saline stesse. Essendo zona fortemente insalubre, nel 1697, Papa Innocenzo XII, in quel momento “padrone” di Ficocle (infatti il territorio cervese passava da una conquista all’altra fra il Papato e la Repubblica di Venezia, per via del prezioso oro bianco) ordinò di radere al suolo l’antica città e di riedificarla vicino al mare. Tra il XVI° e il XVII° secolo Cervia fu attaccata diverse volte dai pirati dell’Impero Ottomano, che portò nel 1689 a costruire una Torre per difendere il porto dagli attacchi, La Torre San Michele, e solo due anni dopo venne edificato un Magazzino del Sale, il Magazzino Torre, per stivare il sale proveniente dalle saline. Nel 1712 sorse invece il Magazzino Darsena. Come sopra accennato, Papa Innocenzo XII fece costruire la nuova Cervia nel 1697, come se fosse una piccola fortezza, circondata da alte mura difensive, con solo due porte di accesso, la Cattedrale, il Palazzo Vescovile, gli alloggi e le carceri.Una sorta di città-carcere perché il lavoro nelle saline veniva affidato a carcerati, che invece di scontare la propria condanna rinchiusi decidevano di lavorare in una zona malarica, come erano le saline di Cervia. Alla sera venivano riportati all’interno delle mura della città, che veniva chiusa come se fosse un carcere. Le porte delle mura di Cervia da due diventarono quattro, Porta Cesenatico, Porta Ravenna, Porta ….. e Porta Mare, l’unica superstite dalle guerre mondiali, e il caratteristico centro storico acquistò l’attuale aspetto, con il suo quadrilatero che circonda la piazza principale. Cervia appare anche nella Divina Commedia dantesca, all’ottava bolgia dell’ottavo cerchio, dove Dante risponde alla domanda su come stanno le città romagnole di Guido da Montefeltro:

Ravenna sta come stata è molt’anni:

l’aguglia da Polenta la si cova

sì che Cervia ricuopre cò suoi vanni

(Inferno, Canto XXVII)

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